La psicologia nel golf

un golfista durante una seduta di psicologia nel golf

Lo scorso weekend ho partecipato ad una gara. Una stableford su 18 buche e, in quella occasione ho conosciuto un principiante che mi ha fatto pensare al tema della psicologia nel golf.

Intanto la psicologia nel golf è un campo di studio e pratica che si concentra sull’influenza della mente e delle emozioni sulle prestazioni dei golfisti. E il tizio che ho incontrato mi ci ha fatto pensare proprio perché il risultato che ha ottenuto è stato solo ed esclusivamente colpa del suo cervello.

Ma forse è meglio andare per gradi e raccontare tutto dall’inizio.

Ore 9,00. Campo pratica. Al solito, prima di una gara, sono solito tirare una cinquantina di palle nel driving range, mi serve per sgranchirmi e per iniziare a scaldarmi. Accanto a me un tizio col quale, come spesso mi accade, inizio a scambiare quattro chiacchiere. Uomo, 55 anni, golfista da 1. Si stava riscaldando in attesa di partecipare alla sua prima gara. Che fosse un principiante (più di me) era evidente. Uno swing molto didattico (si vedeva l’impostazione del maestro) e in alcune fasi un pochino meccanico. Segno che non ha avuto ancora il tempo di perfezionarlo e farlo suo in modo fluido.

Tuttavia, il risultato era eccellente. Tiri diritti, belli solidi, con qualsiasi bastone. E poi la distanza: niente male! 200 metri col driver, 130/140 con l’ibrido e ottima distanza con tutti i ferri. Specialmente quelli corti. Fare 60 metri con un sand non è proprio roba da principianti assoluti….

Caso volle che lo stesso tizio incontrato al driving range, che chiameremo Massimo (anche se non è il suo nome), è finito nel mio gruppo di gara. E qui è iniziato il suo (ahimè) calvario.

Lo score

Primo drive: diretto in acqua. Secondo drive: non supera il tee rosso. Terzo tiro: cento metri scarsi e in rough. Insomma, per chiudere la buca (un PAR 4 da 247 metri) ci ha messo la bellezza di 8 tiri. Più la penalità per il primo tiro in acqua.

E la seconda buca non è andata meglio. Idem la terza, la quarta, la quinta, …

Insomma… un disastro. Eppure, e lo avevo visto con i miei occhi, la tecnica di Massimo, seppur acerba, era eccellente. Che fosse un problema di testa era evidente.

Sigmund Freud, il padre della psicanalisi. Ottima per introdurre il concetto di psicologia nel golf

La psicologia nel golf: il briefing del dopo gara

E infatti, parlando con lui dopo la gara, sono emerse una serie di considerazioni che più o meno tutti almeno una volta abbiamo fatto:

1. Emozione della prima gara e paura di far brutta figura con gli altri. Ci sta. Purtroppo, è esattamente quello che è accaduto. Magari sarebbe servito autoconvincersi di essere bravo (come in effetti ha ampiamente dimostrato in campo pratica). La fiducia in sé stessi è essenziale nel golf. I giocatori devono credere nelle proprie abilità e avere una buona autostima per affrontare le sfide del gioco.

2. Gestione delle emozioni. Nel golf, è comune provare una vasta gamma di emozioni, tra cui frustrazione, rabbia, ansia e gioia. La psicologia nel golf aiuta i giocatori a gestire queste emozioni in modo da non influenzare negativamente le loro prestazioni.

3. Resilienza. La capacità di recuperare dai fallimenti è fondamentale nel golf. La psicologia nel golf può aiutare i giocatori a sviluppare la resilienza per affrontare le difficoltà e continuare a migliorare.

4. Focalizzazione mentale. Mantenere la concentrazione è fondamentale nel golf. I giocatori devono essere in grado di focalizzarsi su ogni colpo senza distrazioni, come pensieri negativi o preoccupazioni sul risultato.

5. Visualizzazione. Molte tecniche di psicologia nel golf coinvolgono la visualizzazione, ossia l’immaginazione mentale delle situazioni di gioco ideali. Questo può aiutare i giocatori a migliorare la loro abilità nel visualizzare il colpo perfetto prima di eseguirlo fisicamente.

Da ultimo un elemento che ho imparato sulla mia pelle.

L’istinto di conservazione. Mi spiego meglio. Peggio si gioca e più la tentazione di fare dei movimenti controllati è alta. Quindi basta backswing completi, basta movimento di fianchi, spalle, braccia e polsi ma tendenza a semplificare. Questa tendenza porta a non fare più il movimento corretto e a usare solo le braccia. Aggiungiamoci un po’ di sana rabbia nei confronti della palla e la frittata è fatta. Ogni palla sarà un nemico da bastonare, solo ed esclusivamente usando la forza delle braccia. E, se hai giocato almeno una volta a golf in vita tua, sai che questo è esattamente quello che bisogna evitare.

Quindi… Sono certo che Massimo la prossima volta farà meglio, molto meglio. A patto di ricordarsi di saper giocare (aggiungo: molto bene) e di non farsi prendere dalla foga di rompere in due la palla.

Tuttavia, questo incontro mi ha suggerito che forse, nel mio blog, qualche articolo su golf e psicologia non era forse fuori luogo. Ergo…. Arrivederci a presto con un po’ di articoli su questo tema.

Approfondimenti

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